I Ladri di carrozzelle. Gruppo rock Disabilmente.it


I ladri iniziano a provare il 15 novembre del 1989, quindi stiamo per entrare nel trentennale dell’attività, eravamo dieci amici, uno in piedi e dieci in carrozzina affetti da distrofia muscolare

L’idea del gruppo ci è venuta dopo aver assistito a tanti concerti degli artisti più famosi e visto che avevamo tutti la passione per la musica, ci piaceva viaggiare e conoscere gente, il passo è stato quasi inevitabile. Nel 1989 andava molto forte il gruppo dei ladri di biciclette e noi ci siamo detti, chiamiamoci Ladri di carrozzelle per scherzare su noi stessi e anche perché: con le biciclette che ci facciamo?

Dopo la fase iniziale dei distrofici durata una decina di anni, l’aggravarsi della malattia dei fondatori ha costretto i ladri ad aprire la band a nuovi componenti e al momento il gruppo è formato da persone con disabilità fisiche e psichiche.

Come avete individuato i soggetti giusti per far parte del gruppo?

In realtà la gente si presenta e se ha le caratteristiche per entrare nella band è la benvenuta.

Cosa ha significato per voi partecipare al Festival di Sanremo nel 2017?

Per i ladri di carrozzelle è stata l’opportunità di aprire una finestra sul mondo, quello delle diverse abilità, che di solito viene trascurato dai mass media. Dal punto di vista artistico è stato fantastico suonare insieme ad un’orchestra e su un palco così prestigioso.

Quale messaggio volete trasmettere  nei concerti ironizzando sulla disabilità

Da sempre i ladri cercano di proporre un modo diverso di parlare di disabilità, attraverso l’uso dell’ironia e in maniera specifica dell’autoironia, cercano di far capire a chi assiste agli spettacoli che la disabilità si può superare accettandosi per quello che si è e sviluppando le potenzialità (anche residue) che ognuno ha.

Durante le trasferte incontrate problemi di accessibilità? Se sì,quali?

Purtroppo si. Ancora oggi ci succede che gli organizzatori dimenticano di fare un sopralluogo negli alberghi e ci troviamo con stanze con le porte strette o i bagni non accessibili. Ancora più triste è trovare, e succede ancora, il palco senza lo scivolo e sentire la solita frase:Che problema c’è? Li tiriamo su di peso!!

Le persone, a volte, non riescono a guardare oltre l’handicap.  Secondo voi cosa si potrebbe fare per insegnare loro a non avere paura dell’handicap?

Bisogna lavorare nelle scuole, con i giovani che sono molto più attenti e pronti al cambiamento degli adulti. Lavorando nelle scuole credo si possa lavorare per arrivare ad una società più attenta ai deboli e più inclusiva.

I nomi è i ruoli dei ragazzi

Cantanti:

Tiziana Civitani “la rossa”

Lorenzo Carrarini “Lollo”

Orietta Contalini ” nonna rock”

Sara Rossi “Commarella”

Batteristi:

Giuseppe Sblendorio “Peppe Peppazzo”

Vincenzo Rossetti ” Comandante”

Chitarristi:

Massimiliano Colaizzi “Max”

Paolo Falessi “la socera”

Tastiere

Gian Marco Pia “Fonzie”

Basso

Francesca Romana Lucci (la volontaria) senza soprannome

Percussionisti

Gianluca Castellani  “Puppeapera”

Valerio Fratarcangeli “Tigre”

Silvia  Leo “la camionista”

Perché usate i soprannomi?

I soprannomi fanno parte dell’atmosfera goliardica che caratterizza da sempre l’esperienza dei ladri di carrozzelle dove il divertimento è fondamentale perché se non ti diverti non puoi far divertire il pubblico. Ognuno ha il suo e spesso diventa così predominante che anche a casa si viene chiamati con il soprannome

Pensate che Disabilmente”, sito informativo sulla tetraparesi spastica e/o distonica, possa essere utile per abbattere le barriere mentali?

Sicuramente, ogni attività informativa sulle diverse abilità può fare solo del bene alla causa. Quasi sempre le barriere mentali nascono da mancanza di informazione, ignoranza nel senso letterale del termine.

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