“Io condivido” Samanta Crespi condivide: Siamo tutti un po’ cigni, un po’ brutti anatroccoli, basta trovare il nostro modo di splendere

Approfittando di queste belle giornate di sole, di questa primavera in anticipo, ho portato mia figlia al comune della mia città, Varese, il quale ospita i bellissimi Giardini Estensi. Verso sera ci è capitato di vedere (ed è la prima volta che mi succede, nonostante abiti in questa città da vent’anni ormai) i due cigni del laghetto uscire fuori e andarsene a fare una passeggiata nel parco e nel verde limitrofo. Ho scattato una foto e ho pensato: “come sono goffi nel camminare fuori dall’acqua con quelle loro zampe palmate, eppure sono cigni, belli e maestosi da vedere quando scivolano con grazia sulle acque…

Questo pensiero me ne ha fatto venire un altro subito dopo, su me stessa. Sul mio modo di essere e di camminare. Anche io come i cigni, nel camminare e nel muovermi sono maldestra, come se non fossi nel mio elemento naturale, ma sempre in bilico su un filo invisibile. La mia disabilità, la paralisi cerebrale porta a questo, ad apparire goffa, contorta, non conforme, sempre sul punto di cadere rovinosamente a terra. Per chi mi osserva e non mi conosce, sicuramente appaio come se fossi sempre protesi verso un punto invisibile, a cercare quell’equilibrio che sfugge quasi sempre. Se avete presente come ondeggiano i cigni quando si muovono sulla terraferma non vi sarà difficile capire il paragone. Certo, non è sempre stato così per me, fino agli otto anni circa sono riuscita con fatica a conservare un certo equilibrio e anche una buona posizione eretta nel cammino, ma poi gli interventi e la crescita hanno fatto il resto, e ora le mie fide compagne di autonomia sono due stampelle, una per mano: i miei piedi palmati, insomma.

Cosa voglio dire con ciò?

Che un po’ mi sento come nella favola del brutto anatroccolo di Andersen.

Nella storia classica il brutto anatroccolo viene definito così, solo perché gli altri animali dello stagno, le anatre, lo prendono in giro, non sanno che si trasformerà in un bellissimo cigno da adulto. “Un giorno il Brutto Anatroccolo decise che ne aveva abbastanza di tutte quelle stupide anatre che lo trattavano male. – Andrò dove troverò delle anatre che mi sapranno apprezzare per quello che sono – si disse, e spiccò un volo incerto con le sue piccole alette…”.Io, e come me tante altre persone con una disabilità, siamo state spesso derise, umiliate, sottostimate, ma fortunatamente ad un certo punto, ha iniziato a germogliare dentro il seme della consapevolezza, ed è allora che sono riuscita a dirmi: “troverò chi mi apprezzerà e supporterà. Io sono un cigno e se non vedete, significa che siete accecati dal vostro stesso riflesso…”.Esteriormente io sono ancora un brutto anatroccolo, impacciato, lento e sempre sul punto di non farcela. Eppure ce la faccio. 

Un esempio recente?

Sono una mamma come tante, ma ho appunto una tetraparesi spastica, ciò significa che non ho molta motricità fine nelle mani. Eppure grazie alla mia testardaggine e un po’ di prove, sono riuscita a creare, ritagliare e cucire, a mano, il costume per il carnevale, appena passato, per la mia bambina di 4 anni, che quest’anno all’asilo voleva vestirsi da “panino”, (alla faccia delle bimbe principesse e fatine!). Queste sono, ovviamente piccole soddisfazioni, magari insignificanti per gli altri, ma per noi, ex bambini e bambine prematuri, portatori e portatrici sane di Paralisi Cerebrale infantile sono conquiste meravigliose. Queste cose che siamo riuscite a fare, (parlo da donna e da mamma alle mamme e donne) e che facciamo, nonostante la fatica, lo scherno, le basse aspettative, ci rendono cigni a tutti gli effetti, anche se le ali bianche e maestose fanno fatica a scorgersi, se non si ha qualcuno che crede in noi e che vede al di là del riflesso sullo stagno e del peso della stampella.

Ringrazio quindi il mio gruppo di anatre di supporto o, se volete, di cigni travestiti da brutti anatroccoli, grazie quindi alle preziose donne e amiche di “DisabilmenteMamme”di esserci e di portare sempre più bellezza, grazia e maestosità nel mondo, anche se siamo goffe e coi piedi che ricordano quelli palmati dei cigni, quando camminano anziché nuotare.

E fu così che dopo pochi giorni il Brutto Anatroccolo si svegliò, ed andatosi a specchiare nello stagno vide che tutte le sue piume grigiastre erano diventate bianche come il latte, e la sua goffaggine si era trasformata in un portamento elegante ed aggraziato: era diventato un cigno!

E quanto era bello, il più bello di tutto lo stagno!

– Quando ero ancora un Brutto Anatroccolo, non avrei mai immaginato che un giorno sarei stato così felice!

E spiccò il volo insieme a tutti i suoi nuovi amici.

(Copyright e Testi della fiaba © Silvia e William – fabulinis.com)

Foto di copertina: cigni ai Giardini estensi di Varese (foto mia)

Foto nell’articolo: mia figlia e il suo costume da panino(foto mia)


Samanta Crespi