“Io condivido” rete informativa per la disabilità. Samanta Crespi Le scuole e il Covid


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Chiudono tutte le scuole. È un problema gravissimo, perché quando si chiude la scuola si dà una risposta sbagliata a un problema vero, che è quello di contenere il Covid.”È quel che sostiene la ministra alle politiche agricole Teresa Bellanova riportando un intervento di Pier Luigi Lopalco, l’assessore alla Sanità sulla scarsa incisività dei contagi nelle scuole: la percentuale dei contagi che si verificano nelle aule scolastiche si aggira, in realtà, intorno al 3,8%.

È evidente che il problema dell’aumento  esponenziale dei contagi è da ricercare altrove.Si discute in questi giorni su misure più rigide, chiusure delle scuole in maniera totale come già deciso nella Regione Puglia e nella regione Campania, ora la prospettiva si allarga ad almeno altre cinque regioni che hanno tutt’ora un indice Rt a 2, il quale indica che una persona che ha contratto il covid 19 può contagiarne fino a due.

Il governo sbraita, si divide, lancia attacchi e frecciatine, sminuisce o ingigantisce i numeri, e le famiglie? I genitori sono confusi e assordati da dichiarazioni, ritrattazioni, chiusure, ingressi scaglionati al limite dell’incastro orario, lunghe attese anche di ore per effettuare un tampone al proprio figlio, pregano, ben sapendo che quel tampone non sarà l’ultimo e sperano di non doverlo ripetere a cadenza bisettimanale.

Ci sono gli estremisti, quelli del lockdown severo: DaD per i più grandi, e ogni sorta di intrattenimento per i più piccoli. Questo se non si lavora, o lo si fa in Smart Working. L’altra fazione è quella che spera con tutto il cuore e anche con qualche scongiuro che la macchina scuola regga: non tanto per parcheggiare la parole, non solo almeno, ma per conservare il posto di lavoro e anche una certa sanità mentale.

Pensiamo ad esempio anche a quelle famiglie con figli disabili che oltre alla chiusura delle scuole, dove già mancavano spesso gli insegnanti di sostegno, si vedranno privare di nuovo di un supporto, un aiuto, un attimo di respiro.

Quello che è giusto fare non lo sa nessuno e chi dice di avere le risposte, mente. Chissà se l’approssimarsi dell’inverno non ci porti, oltre che la neve, un po’ di normalità, almeno per i più giovani, verrebbe quasi da mandare una letterina a Babbo Natale per chiedere in dono una tregua dal virus e magari, se siamo stati abbastanza buoni, anche il vaccino.

Samanta Crespi

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