“Io condivido” rete disabilità. Samanta Crespi condivide, allattamento al seno e mamme con disabilità.

Diventare mamma quando si ha un handicap non è scontato, di solito chi ti circonda ti riempie ancor più di dubbi paure e sensi di colpa che una donna con disabilità già ha di suo. Come è successo a me, ma una volta superato il percorso “gravidanza e nascita”, già di per sé irto di ostacoli e pregiudizi enormi e infondati, c’è l’inizio, quello vero. Si dice che con ogni bambino che nasce, nasce anche una madre. Per me è stato vero “due volte”: con mia figlia sono diventata madre, ma mi sono finalmente sentita anche forte, viva, perfetta nella mia imperfezione del corpo. Mia figlia mi ha fatto rinascere, mi ha fatto scoprire una forza che non sapevo di avere.

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Il mio inizio è stato in salita, sono nata prematura e mi porto appresso una disabilità che ha il nome di paralisi cerebrale infantile, ma da quando è arrivata la mia bambina alcuni dei pezzi di quel vaso rotto e malamente aggiustato, sono andati al loro posto.  Ho deciso di allattare al seno, perché io non sono stata mai allattata, nemmeno un giorno, e per me farlo significava tanto per mia figlia, ma soprattutto per me. Gli ostacoli dal principio sono stati molti, non tanto per l’avvio dell’allattamento che è stato naturale e semplice, quanto per tutto il resto, per tutti i pregiudizi che girano intorno alla maternità, alla disabilità e alle aspettative che si hanno quando si diventa genitori. In molti hanno cercato di dissuadermi, anche per colpa di vecchie convinzioni errate e di decenni di pubblicità all’allattamento artificiale, come soluzione a tutto. (che ciascuna può scegliere per sé ovviamente, ma non era la strada per me).

In tutti i momenti in cui ho avuto dubbi paure o problemi, sono stata seguita da un’ostetrica bravissima e molto attenta che mi aiutato a capire e superare certe difficoltà, come ingorghi al seno, scatti di crescita, pianti inspiegabili. Una volta iniziato lo svezzamento verso i 7 mesi, pensavo avrei smesso, invece seguendo sia la mia ostetrica che un gruppo di sostegno all’allattamento su Facebook, sono arrivata fino a oggi, a 4 anni e 15 giorni di allattamento. Allattare un bimbo grande non è così diffuso nel nostro paese e si definisce come “allattamento a termine” cioè un allattamento che va fino al graduale distacco del bimbo dal seno, cosa che di solito avviene tra i 4-7 anni periodo in cui iniziano a cadere i “denti da latte”. Fino a 60-70 anni fa’, la prassi di allattare così a lungo era normale e assolutamente fisiologica, poi si è cominciato ad introdurre il latte artificiale, il biberon e il rapporto con la gestione allattamento/neonato è cambiato. C’è da dire che la società odierna non offre molto supporto alle madri che decidono di allattare a lungo, vuoi per le pressioni del rientro al lavoro, vuoi per condizionamenti famigliari, la maggior parte delle madri non arriva ad allattare il proprio bimbo oltre i suoi 6 mesi di vita, e solo il 10% va oltre i 6 mesi.

In realtà, oltre a tutti i vantaggi ben noti dell’allattamento per la salute del bambino e della mamma, l’allattamento ha particolari benefici per una mamma disabile. Innanzitutto, allattando, la mamma fa una cosa che nessun altro può fare per il suo bambino, e questo non può che rinforzare la sua autostima, la sua fiducia. Naturalmente, l’allattamento con una disabilità motoria come la mia, ha avuto bisogno di alcuni piccoli accorgimenti, ma sono tutte cose che credo ogni mamma faccia per il proprio bambino, a prescindere dalla disabilità. Io ho allattato sempre seduta i primi tempi, perché non potevo camminare allattando e tenendo in braccio la bimba, oppure era mio marito che mi aiutava a posizionare la bimba in braccio, ovviamente crescendo mia figlia si è resa autonoma e fa da sé, però davvero credo sia importante parlare di questo per far cadere un tabù.

Allattare con una disabilità si può, perché è una cosa che ogni donna può fare, ovvio però che è importantissimo ricevere il giusto sostegno, da qualunque parte arrivi: dai professionisti della salute competenti (questo è molto importante durante la permanenza in ospedale, per un buon avvio dell’allattamento), da altre madri in situazioni analoghe. E più di tutto, forse, il sostegno costante di qualcuno molto presente in casa (partner, nonna, sorella, zia…).

Allattare a termine anche questo è fattibile, e, contrariamente a ciò che si pensa porta tanti vantaggi di salute alla mamma e al bambino, come ad esempio: L’allattamento al seno prolungato può sostenere la crescita e lo sviluppo cerebrale del tuo bambino, ridurre la probabilità di contrarre infezioni e garantire una protezione a lungo termine contro il diabete di tipo 1 e l’obesità. E per la mamma: più a lungo si allatta un bimbo maggiore è la  protezione da tumori al seno, all’utero e alle ovaie, da ipertensione, malattie cardiache e ictus.

Ne abbiamo parlato insieme con la dottoressa Eleonora Sciascia, una diretta su Instagram, che riguarda proprio il tema, https://www.disabilmente.it/io-condivido-rete-informativa-per-la-disabilita-samanta-crespi-e-eleonora-sciascia-ostetrica-condividono/ perché sia chiaro una volta per tutte che una donna disabile affronta le stesse difficoltà e gode degli stessi vantaggi di tutte le altre donne, in  conclusione, nella maggior parte dei casi le domande ed i dubbi di una mamma disabile riguardo l’allattamento sono gli stessi di qualsiasi altra mamma.