“Io condivido” esperienza disabilità Samanta Crespi

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Io non sono solo Samanta

Se qualcuno dovesse chiedermi di raccontare in poche righe chi sono, ammetto che farei molta fatica a sapere da dove cominciare. Posso dire di chiamarmi Samanta Crespi, di avere 36 anni, di vivere a Varese e di essere affetta da tetraparesi in seguito alla nascita prematura a 30 settimane di gestazione. Posso aggiungere di essere felicemente sposata e mamma di una bella bimba di tre anni, ma davvero bastano queste cose a definirmi?

o non sono solo Samanta, la ragazza disabile che cammina con l’ausilio delle stampelle, sono anche il risultato di tutti i miei errori, i miei progetti, i miei sogni, i miei desideri. Da un ostacolo da superare, da una prova difficile, o da un rifiuto, possono nascere grandi risorse, possono germogliare i semi di nuove risorse che mai avremmo pensato di possedere.

Da bambina, però, io volevo essere come “gli altri”, volevo camminare come “gli altri” e non accettavo l’unicità insita nella mia diversità.Crescendo sono arrivata a comprendere che accettare un “limite” equivale anche a conoscerlo e ad usarlo come un vantaggio, muovendosi là, dove molti altri si fermerebbero. Non è facile vivere costantemente con una limitazione, e sarei ipocrita se lo dicessi, ma ho sempre cercato di vedere nella difficoltà uno sprone per affrontarla, un modo per adattarmici, per scovare un pensieroalternativo.


Ho sempre desiderato disegnare, fin dal primo momento che sono stata in grado di prendere una matita in mano. Ho voluto frequentare il liceo artistico, una scuola dove l’abilità manuale è la parte preponderante del percorso.È stato subito evidente che avendo io una tetraparesi spastica, esito di paralisi celebrale infantile, i movimenti fini delle mani non sarebbero stati mai perfetti e spesso sfuggivano al mio controllo causandomi parecchia frustrazione, oltre che tanta perplessità da parte di tutti, insegnanti e genitori compresi, preoccupati che quella scuola fosse “troppo” per me. Nonostante questo con tanta dedizione e allenamento sono riuscita a portare a termine tutto il percorso con autosufficienza.

È stato durante il percorso universitario, e dopo essermi laureata in filosofia, però, che ho scoperto un’altra passione, oltre a quella per il disegno: la scrittura. Scrivere mi ha permesso di viaggiare con la mente, creare mondi nuovi, azzerare le differenze fisiche tra me e gli altri, esprimere il mio più intimo sentire. Da più di due anni collaboro con upsidedownmagazine.it, un magazine online che si occupa di articoli e recensioni su film, libri e food love.

La  sfida  più  bella,  e  più  grande,  è  arrivata  sul  finire  del  2016,  quando  sono  diventata mamma per la prima volta. Purtroppo ho constatato con mano che i genitori con disabilità, quindi con una famiglia e con figli, sono ancora considerati come mosche bianche, dei casi unici e rari, spesso incompresi nelle loro difficoltà e scelte personali.

La mia fortuna è stata quella di trovare su un social un gruppo di donne e madri, con le mie stesse difficoltà fisiche, tra tutte noi è un bel legame di amicizia, che ha portato ad un progetto comune: un libro che parlerà di noi e delle sfide legate all’autonomia e alla maternità. Nel mio piccolo vorrei costruire, per mia figlia, un mondo migliore rispetto a quello in cui sono cresciuta io, magari facendolo una parola alla volta, un pensiero alla volta, perseguendo un obiettivo alla volta, finché non ci sarà più bisogno di fare distinzione di genere o di abilità tra le persone.

Vivere è difficile e meraviglioso, ma sognare non costa nulla.

Samanta Crespi

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